Introduzione

La Scuola Pubblica, come la Sanità, è patrimonio di tutti e a tutti interessa. Almeno dovrebbe.

Di scuola si parla invece, sporadicamente e tra gli addetti ai lavori, sulle pagine culturali dei quotidiani nazionali, spesso per tesi preconcette e appiattite a difesa di questa o quella posizione ideologica e/o politica e/o sindacale, in occasione della perennemente minacciata nuova, ultima e definitiva riforma. E in qualche film comico.

Il presente lavoro mostra la scuola (e in particolare il liceo scientifico) dal di dentro, nell’ottica di un docente di matematica. Ottica inusitata, visto che normalmente a scriverne è l’insegnante di lettere. Esso si snoda attraverso aneddoti, stralci di lezioni, discussioni sui metodi didattici e esperienze autenticamente vissute sul campo, senza paura di mettere impietosamente a nudo le molteplici assurdità del sistema.

La tesi di fondo è che esista - nonostante il giudizio negativo corrente, condiviso da buona parte della classe docente, sull’interesse superficiale e la sporadica reale partecipazione degli studenti all’attività didattica in classe - uno zoccolo duro di ragazzi (al momento probabilmente non più del 15/20% del totale) che invece sono disposti, se opportunamente sollecitati, a svolgere con entusiasmo un lavoro approfondito, sistematico, di qualità.

A questi studenti, che dopo tutto dovrebbero essere i veri ‘utenti’ della scuola, ma che si ritrovano diluiti e dispersi a caso nella subissante massa di compagni svogliati, l’istituzione non dà risposte adeguate, persa com’è dietro la preponderante schiera dei ‘nullavolenti e nullafacenti’. Il racconto si snoda attraverso una serie di sketch, di rapidi ‘quadri’, non necessariamente sequenziali, che potrebbero essere letti per la maggior parte in ordine random. Sono scritti in un linguaggio a tratti colloquiale, che tenta di riecheggiare quello utilizzato in classe con gli alunni. Il tentativo dell’autore è di recuperare e discutere i nodi fondamentali della didattica e soprattutto i compiti e gli obiettivi culturali di una Scuola Pubblica moderna e all’avanguardia, che dovrebbe essere democraticamente orientata a sostenere e soddisfare anche le esigenze di consistenti minoranze e alle quali invece poco si pensa.

L’obiettivo vero dell’autore è di proporre ai rappresentanti politici e alla parte più responsabile della società degli spunti di riflessione sulle possibilità di creare una sezione separata di liceo, che superi e conglobi il liceo scientifico e classico sui quali verrebbe innestata, eliminando o almeno limitando drasticamente la fittizia contrapposizione tra le ‘due culture’.

Questa sezione separata dovrebbe essere orientata senza compromessi a trasmettere una solida preparazione di base attraverso un insegnamento strutturato e fondato sulle conoscenze, sui concetti e le (‘inutili’?) nozioni, operando per mezzo di programmi analitici precisi, completi, unificati e sorvegliati a livello nazionale. Il tutto con costi finanziari aggiuntivi assolutamente contenuti, se non nulli, e utilizzando al meglio l’alta preparazione culturale, le capacità didattiche e la disponibilità al lavoro di una parte non irrilevante del corpo docente, che esiste (!) e andrebbe individuata e valorizzata adeguatamente.

Ciò senza togliere, beninteso, alla restante e preponderante massa degli studenti il diritto di seguire i corsi proposti dall’attuale scuola superiore, dotata di fin troppo ampia autonomia e sempre più orientata – seguendo i più recenti dettami della didattica – verso la comunicazione, la socializzazione, l’utilizzo massiccio delle nuove tecnologie per l’acquisizione di abilità, di competenze e di capacità immediatamente utilizzabili.

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